UNAUTOMATIC  EYES

Mi interessa la luce non tanto nelle sue multiformi esistenze, quanto nel suo potere rivelatore, nella sua capacità di “dire”. Il nostro occhio ha una specie di esposimetro interno, biologico, che ci consente di equilibrare e livellare tutti i valori della luminosità. E’ predisposto a modellare l’input della vista in modo tale che si abbia la minor perdita possibile di informazioni. A mio avviso questo non è necessariamente un vantaggio; lo è forse per la nostra sopravvivenza ma non è detto che lo sia per la comprensione di ciò che ci si presenta davanti. Mi sono chiesto cosa succederebbe e cosa vedremmo se potessimo regolare l’esposizione della nostra vista ed uscire dall’equilibrio che la nostra retina ci impone. Cosa succederebbe se potessimo maneggiare l’occhio come un apparecchio dotato di regolazioni manuali. Cosa potremmo cogliere se fossimo in grado di isolare l’attenzione su determinati valori di luce piuttosto che su altri.

My interest for light is not properly for its multiple shapes as much for its revealing power, its ability to “tell”. Our eyes have a sort of inner, biological, lightmeter which allows us to balance all light values. They are prepared to model what we see in order to miss the less information we can. On my opinion, that could be an advantage for our survival but not necessarily for understanding what we’re facing. I asked myself what would happen and what we would see if we could calibrate our sight exposure and escape the balance that our eye imposes to us. What could happen if we were able to set our eyes as a manual machine. What we could get if we were able to focus our at- tention on certain light values rather than others.