DOWNGREENING

Italy, 2018

cm 17×21

68 pages, stitch binding

Symbol Tatami white paper, 150g

Canvas hardcover with jacket

Numbered edition of 100 copies

_dsc4019
_dsc4020
_dsc4021
_dsc4028
_dsc4023
_dsc4026
_dsc4027
_dsc4024
_dsc4025
_dsc4016

 […..] It is worthwhile to underline how our view of nature, which we like to consider as an inherent fact (“natural”), is actually a cultural product of the industrial revolution.    (Lewis Baltz, Texts)

 Questo libro nasce dal fatto che non ho mai subito una forte fascinazione da parte della Natura. Non ho alcun dubbio sui molteplici benefici che il contatto con la Natura può produrre, anche perché ne godo anche io. Ma non sempre e non comunque. Quel piacere per me non è incontestabile e non è costante. Direi che non è qualcosa di certo.

Negli ultimi venti o trent’anni ho percepito nel mondo occidentale un’ accelerazione progressiva dell’interesse verso tutto ciò che è verde o « naturale ». Questa accelerazione ha prodotto dei fenomeni di massa che, in quanto tali, sono andati fuori controllo. Il « bisogno » di natura è presto diventato un ottimo vettore di comunicazione. Credo che oggi la Natura sia diventata più una questione di wellness, un effetto che le persone cercano di ottenere piuttosto che una dimensione ideale. Qualcosa da avere, un luogo dove fuggire, qualcosa da vendere. In ogni caso, ho sempre pensato che la nostra relazione con la Natura sia qualcosa di individuale e non di collettivo.

E’ intorno a queste tematiche che ho cominciato a « passeggiare » con la macchina fotografica, senza alcun giudizio per quello che vedevo, cercando di usare l’occhio dell’entomologo. I fenomeni che hanno attratto maggiormente la mia attenzione sono quelli meno ecclatanti, le espressioni di queste dinamiche che tendono a confondersi nella vita quotidiana.

This book stems from the fact that I’ve never had a strong fascination with Nature. I’ve no doubt there are many benefits that the contact with Nature produces, also because I enjoy it too, but not always and not in any case. That pleasure for me is not unquestionable and it’s not a constant need. I would say it’s not something certain. 

Over the last twenty or thirty years I have perceived in the western world an progressive acceleration of interest towards all that is green or “natural.” This acceleration has produced a mass phenomena that, as such, have gone out of control. The “need” for nature has quickly become a great vector of communication.  

In my opinion, today Nature is a matter of wellness, it’s mostly an effect that a lot of people are seeking rather than an ideal dimension. Something to get, somewhere to escape, something to sell. However, I’ve always thought that our relationship with nature is something personal and individual rather than collective.

I began walking with my camera looking for a way to question these matters, trying to suspend my judgement about what I was looking at, trying to use an entomologist’s eye. What caught my attention were the less striking expressions of these dynamics, the ones that silently blend in with daily life.