LO SPAZIO TRA LE COSE   (2018 –  )

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LO SPAZIO TRA LE COSE - IT

Spesso il silenzio viene vissuto e rappresentato come l’assenza di suono, l’opposto del rumore. Come un vacuum statico dove nulla accade e nulla si muove, come qualcosa di ancestrale e rassicurante. A me non  appare come una dimensione lineare e pura, ma piuttosto come un’intersezione che può creare disorientamento e imporre domande. Un’ intersezione tra le parole, tra i suoni o tra qualcosa che è successo e qualcosa che sta per accadere. Qualcosa che non è nelle cose ma tra le cose.

Penso al silenzio come un elemento attivo, fluido o solido che sia, carico di senso e dall’azione variabile. E  credo che l’azione di “disturbo” che abitualmente attribuiamo al rumore, si possa rintracciare anche nel silenzio, sia come disagio che come stimolo. In un certo senso non lo vivo come una questione solo sensoriale, quello che mi interessa di più è la sua capacità di « dire ».

Esiste un legame stretto tra la fotografia e il silenzio, non tanto per l’assenza di suono nell’oggetto fotografico, quanto per la caratteristica intrinseca alla fotografia di mettere in relazione lo spazio con il tempo. Foucault diceva che il ‘900 è stata un’ epoca ossessionata dal tempo e che ne sarebbe seguita l’epoca dello spazio. In effetti si potrebbe dire che le domande oggi riguardano molto più lo spazio del tempo.

Ai miei occhi, il silenzio sembra proprio una questione di spazio piuttosto che di suono ; uno spazio che non fa granchè se non estendersi, ma forse è proprio in quello spazio che accadono o sono accadute le cose, forse è li che esse si ritrovano sommerse e nascoste.

C’è qualcosa di misterioso nel silenzio. Anzi, mi verrebbe da dire che il mistero è un silenzio che perdura, proprio perché ha a che vedere con l’invisibile. Cosa c’è dietro quella porta ? Cos’è quella luce dietro il vetro ? Cosa sta accadendo che non sento e non vedo ?

Credo che la posizione dell’osservatore sia un elemento altrettanto  importante, in base alla quale la percezione del silenzio può cambiare. Osservare una scena da fuori ci può mettere in una posizione frontale, ci può far percepire il silenzio come qualcosa di solido che il suono è in grado di rompere.

Diversamente, essere al centro della scena, e osservarla quindi da dentro, ci spinge forse a percepirlo più in una forma liquida, come qualcosa che ci avvolge insieme al resto.

Lo Spazio Tra Le Cose è stato esposto nell’omonima mostra collettiva presso CLER a Milano nel Gennaio 2020; alla mostra hanno partecipato anche Claudio Gobbi, Marina Ballo Charmet e Gaia Giani.

LO SPAZIO TRA LE COSE - ENG

Silence is often experienced and represented as the absence of sound, the opposite of noise. Like a static vacuum where nothing happens and nothing moves, like something ancestral and reassuring. It does not appear to me as a linear and pure dimension, but rather as an intersection that can create disorientation and impose questions. As an intersection between words, between sounds or between something that has happened and something that is about to happen. Something that is not in things but between things.

I think of silence as an active element, either fluid or solid, full of meaning and variable. And I believe that the “disturbing” action that we usually attribute to noise can also be traced in silence, both as discomfort and as a stimulation. In a sense, I don’t see silence as just a sensory matter, what interests me the most is its ability to “tell”.

There is a close connection between photography and silence, that’s not for the absence of sound in the photographic object, but for photography’s inherent property to put space in relation with time. Foucault said the ‘900 was an era obsessed with time and that the era of space would have been arriving. Indeed, we could say that  today’s main matters concern much more space than time.

To me, silence seems to be a matter of space rather than sound; a space that doesn’t do so much except for extending itself, but perhaps things happen or have happened truly in that space, perhaps it’s there that they find themselves hidden and submerged.

There is something mysterious in silence. Actually I would say mystery is a silence that persists, because it has to do with the invisible. What’s behind that door? What is that light behind the glass? What is happening that I can’t hear or see?

I believe that the position of the observer is an important element aswell, according to which the perception of silence can change. Observing a scene from outside can put us in a frontal position, it can make us perceive silence as something solid that sound is able to break.

Otherwise, being at the center of the scene, and therefore observing it from within, perhaps pushes us to perceive it more in a liquid form, as something that’s surrounding us and letting us melt with the rest.

Lo Spazio Tra Le Cose (The Space Between Things) was exhibited in the group exhibition of the same name, set up at CLER STUDIO (Milan, Italy) in January 2020. The exhibition displayed also works  by Claudio Gobbi, Marina Ballo Charmet and Gaia Giani.